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Aggiornamenti

La presente privacy policy è aggiornata alla data del 22 Gennaio 2020. 

Momenti

<p style="text-align: justify;">La lezione comincia come di consueto con qualche minuto di meditazione con la musica, pratica che favorisce un contatto maggiore di ognuno col proprio centro e la propria presenza, successivamente la dott.sa Ventura chiede a noi tutti partecipanti di condividere il nostro stato d’animo e che effetto ci fa ritrovarci a lavorare insieme in questa forma. Dalle condivisioni del gruppo emergono tanti temi quali la nostalgia del contatto, il piacere di ritrovarsi tra persone che condividono un linguaggio comune di ricerca, insofferenza per le restrizioni del periodo ecc.. La conduttrice evidenzia l’importanza di lavorare cercando di dare più spazio al piacere e alla presenza dal momento che con il lavoro online c’è il rischio che si attivino più facilmente modalità legate al controllo.<br />Il tema che Caterina Ventura introduce a partire dal lavoro di Yalom è quello dei fattori terapeutici che caratterizzano il lavoro con i gruppi. Tocchiamo il tema dell’infusione della speranza contrapposto a quello dell’illusione; il tema dell’universalità, ovvero la condivisione di narrazioni e processi individuali che parlano a tutti; quello dello scambio delle informazioni sul piano cognitivo, azione che svolge la funzione di placare l’ansia e che fornisce strumenti per la gestione dei momenti esperienziali.<br />Il lavoro di gruppo, spiega la conduttrice, è molto utile poiché consente sia il lavoro sulle relazioni reali che quello sulle parti interne. Dopo questi spunti teorici passiamo ad un secondo momento esperienziale, ognuno di noi è invitato ad individuare nel gruppo quali persone corrispondono a quali parti interne nostre. La finalità di questo piccolo esercizio è quella di prestare attenzione alle nostre posizioni interne ed esterne ed ai movimenti possibili, cogliendo gli spunti per piccoli cambiamenti evolutivi che ognuno può attivare per fluire maggiormente con la vita. <br />Chi lavora con i gruppi deve poter attivare in sé ogni parte del gruppo, essere disposto cioè a mettere in contatto queste parti interne per integrarle e farle dialogare. Chiedere alle persone di interagire nel presente dell’esperienza del gruppo significa fornire l’occasione per sperimentare nuovi modi di entrare in relazione con gli altri. Il gruppo è un campo di sperimentazione grandioso.<br />Come terzo momento esperienziale la conduttrice ci chiede di condividere qual è il nostro modo di porci rispetto alla pratica del dare e ricevere consigli, e più precisamente quali modalità relazionali di responsabilità, passività, aggressività, apertura o rifiuto mettiamo in campo. Il giro di condivisione è stato molto intenso, molto esplicito, profondo ed anche divertente, con l’aiuto della conduttrice ognuno di noi ha potuto svelare modalità implicite ed esplicite, più o meno aggressive di comunicazione con gli altri, giungendo ad una nuova consapevolezza.<br />L’incontro si conclude con la proposta di un esercizio da svolgere a casa sul tema della comunicazione con l’altro. Ci salutiamo grati e soddisfatti dopo un incontro nutriente e prezioso sia sul piano della formazione alla relazione d’aiuto, che su quello umano della condivisione di spazi di intimità.</p>
Report Apr 2020
Teoria e pratica del lavoro di gruppo - Master Arteterapia
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<p>Report lezione "Arteterapia con l'infanzia"<br />Martedì 21/04/2020<br />Docente: Francesca Cannata</p>
<p style="text-align: justify;">L'incontro con Francesca è stato molto&nbsp;interessante. Per avvicinarci al mondo dell'infanzia dovremmo, prima di tutto, ricordarci di quella infanzia, richiamarla in noi. E Francesca ci ha aiutato a farlo. Il suo discorso è stato sviluppato con molta attenzione ponendo l'accento sul nostro futuro ruolo di operatori della relazione d'aiuto.&nbsp; Ci ha poi descritto il suo approccio gestaltico. La Gestalt Therapy è un tipo di approccio terapeutico basato sul rispetto per la creatività individuale e la sua espressione. Espressione come diritto di dare una forma alle proprie emozioni, al proprio sé, come possibile canale d'incontro, di relazione. Ma come? Con varie modalità atte a stimolare l'espressione individuale, prima fra tutte, parlando di bambini, l'utilizzo dei colori (Laura Mancini). La parola tedesca 'Gestalt', infatti, si può tradurre con 'configurazione armonica', 'dare una forma'. E il terapeuta può accompagnare l'altro in questo processo di elaborazione, di 'espressione' in una 'forma chiusa' di ciò che porta dentro. Una forma che è una di mille altre forme possibili. <br />Per mettere in pratica quanto dettoci, Francesca ci ha invitati alla prima esperienza, quella del 'Nome'. Il Nome come vocabolo per la propria identificazione, testimonia la presenza di un individuo nel mondo, ma può anche rappresentare un'etichetta, un tipo di approccio alla vita (si pensi a nomi come Gioia, Felice, ai nomi mitici, leggendari, a quelli degli avi, dei nonni). Abbiamo così disegnato, utilizzando i più svariati colori a nostra disposizione, il nostro nome in tre modi: occupando il maggior spazio possibile del supporto, occupandone la più piccola parte e trasformandolo in una rappresentazione fantastica. <br />Dei tre poi abbiamo mostrato quello che preferivamo. <br />Ma cos'è per noi un/una bambin*? Cosa ci salta in mente pensando a quel mondo che oggi, spesso, ci appare così lontano? Per rispondere abbiamo praticato un Brainstorming enunciando a Francesca tutte le parole che, secondo noi, hanno a che dare con il/la bambin*. È molto importante, infatti, al fine di poter aiutare i bambini, avere ancora la capacità di riconoscere, ascoltare ciò che del nostro bambino alberga tutt'oggi in noi, prenderci cura del nostro 'bambino interiore'. Ma se è fondamentale in vista di un'interazione di relazione d'aiuto terapeuta-bambino, questo 'incarico di cura' è benefico per tutti, a prescindere dal ruolo svolto nella vita... <br />Proseguendo nell'esperienza, ci è stato poi chiesto di scegliere, ascoltando tutte le parole raccolte, tre cose che sentiamo ancora vive in noi e tre che sentiamo, invece, essere un po' silenti, maltrattate e trascurate. Molto emozionante è stato ascoltare le scelte di tutti ed è significativo come queste parole scelte, 'cose bambine', appartengano al nostro presente più di quanto noi stessi possiamo immaginare. Ciò dimostra quanto quel bambino sia presente in noi e quanto richieda cure continue da parte nostra. La nostra parte bambina ci parla di bisogni e attivarla può far chiarezza su di essi, farli venire a galla, analizzarli. Partire da quello che c'e, sia esso positivo o negativo, come risorsa, può aiutare noi stessi e gli altri con i quali entriamo in relazione. E proprio dai bambini possiamo imparare tanto essendo, essi, in pieno contatto con i loro bisogni. Si pensi ai neonati, a quanto siano competenti in merito a ciò che sentono, a ciò di cui realmente necessitano. <br />Ritornando al discorso dell'espressione, trattato ad inizio lezione, Francesca ha precisato come parlare di espressione 'libera' sia un po' un controsenso dal momento che l'espressione è sempre libera, l'espressione è espressione. L'esprimersi, come atto in sé, è libertà, è connettersi con il proprio mondo e rappresentarlo, provando a dargli una forma. Compito fondamentale di un relatore d'aiuto, di un terapeuta, è quindi quello di creare uno spazio senza giudizio per offrire all'altro la possibilità di esprimersi, appunto, in tutta la sua naturalità, qualunque essa sia, qualunque valore abbia (bello/brutto, semplice/difficoltoso). <br />L'idea è quella di pagina bianca. In una relazione d'aiuto non si dovrebbe mai ricorrere ad uno schema, proprio per lasciare spazio 'bianco', 'aperto' a chi vogliamo aiutare. Così come ci si dovrebbe astenere da giudizi troppo generali riguardanti l'operato dell'utente. Piuttosto, è consigliabile, mantenersi molto sullo specifico (per es. 'mi piace questo giallo', 'mi piace come lavori', 'a te piace?'). Determinate espressioni possono generare l'inverso, facendo chiudere il soggetto ( 'introietti negativi' - gestalt), svalutando l'operato dell'utente e il nostro lavoro di terapeuti.<br />Come ultima esperienza pratica, siamo stati invitati da Francesca ad alzarci in piedi e ad immaginare di avere davanti un grande foglio sul quale poter disegnare liberamente, tracciare segni compiendo ampi movimenti con le braccia e con il corpo. Ed è stato molto liberatorio, oltre che divertentissimo! Abbiamo poi provato a tracciare realmente su un foglio ciò che abbiamo creato su quel gran foglio immaginario. In un secondo momento, abbiamo cercato nei nostri risultati (alcuni più astratti, altri più definiti) ulteriori forme, particolari che ci colpissero. <br />È stato molto stimolante, soddisfacente e, credo, che sia stato così per tutto il gruppo. <br />Ci salutiamo con un compito : creare un racconto partendo da un personaggio inventato costretto in isolamento. Questo personaggio dovrà parlare in prima persona e non dovrà conoscere il Covid! Vietato parlare di Covid!! Sui nostri volti, nei piccoli quadratini dello schermo che ci unisce, compare un sorriso, un sorriso... 'bambino'.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie Francesca</p>
Report Apr 2020
Laboratorio di Gestalt per l'infanzia
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<p style="text-align: justify;">La videolezione con Andrea Montuori è stata significativa per l'apertura di sguardo con la quale ci ha guidato e suggestionato. Partendo dalla triade Spontaneità Creatività e Trasgressione, che caratterizza il suo lavoro di improvvisazione si è soffermato sulla forza della spontaneità come elemento che permette di mettere in scena situazioni attuali o pregresse giocando con il tempo. La possibilità di riaprire il Cronos, come l'inesorabile e irrevocabile scoccare del tempo delle lancette per convertirlo in Cairos, tempo esistenziale, permette di ritornare sulla scena, di riconoscere il proprio vissuto nella circolarità dei vissuti altrui, cioè in una relazione circolare con l'ambiente, nella possibilità di cambiare senso, direzione. Rifare, muovere, mettere in circolo una scena, farla rivivere, significa rivisitare quella dimensione non chiusa o chiusa male, sperimentando, attraverso il teatro spontaneo, la possibilità di darsi una seconda opportunità di viverla. Il cambio di senso tra il prima e il poi, tra il sé e l'altro può essere preparato con un movimento corporeo del gruppo, come un ballo circolare, di quelli dove la direzione è data ed anche contrariata, come quelli dei dervisci o come nel Sirtaki. Questo movimento di gruppo opera una purificazione dalla percezione egotica per aprire, appunto alla circolarità della percezione.<br />Spontaneo significa libero, eppure arginato da sponde. La sponda integra gli opposti, unisce i contrari nel movimento del fiume ,che ricorda il fluire della vita, la relazione tra gli opposti transitando emerge. Il fiume può essere pieno d'acqua o secco e gli argini che lo contengono rappresentano i limiti che il fiume segue per non straripare: la spontaneità fa sì che ognuno resti attento e collegato all'altro, ben altro è lo spontaneismo che agendo in modo scollegato distrugge l'incontro. Il gesto spontaneo ricorda il gesto spontaneo del bimbo di Winnicott; l'ambiente crea l'adattamento, esso può rendere sterili, ma al suo opposto lo spontaneismo crea degli “inadattati”. L'uomo è spontaneo per definizione e se questa dote viene guidata, direzionata, essa può dare origine ad una creatività di alto livello. Detto in altre parole: disadattarsi senza residui sgradevoli significa elevare la creatività. <br />Tutta questa visione si è poi tradotta in una serie di racconti di come ciò è successo nel concreto del teatro spontaneo che allegerisce e scioglie situazioni critiche : laboratori con personalità fragili che destavano apprensione, molto ben riusciti; lavoro sulla memoria con i malati di Alzeihmer, lavori densi di sincronicità e rivelazioni, che appunto donano la seconda opportunità di concludere ciò che non si era riuscito a concludere nella prima: a chi è riuscito a parlare con il suo ex psicologo andato in pensione, a chi ha fatto dialogare la figlia nascitura con la madre finita in manicomio dopo il parto, chi ha parlato col padre che lo aveva lasciato bimbo e ritrovato donna....Si è usata la festa di Halloween per mettere in scena altre sponde opposte: una bimba fantasma che appare e spaventa e che finalmente riesce ad ottenere un bicchiere d'acqua; metafora del rientro nel bisogno per liberarsi dal passato che incatena, riappropriazione del proprio mondo, per concludere la Gestalt e riuscire ad emergere dalla sponda dei due mondi. Ricostruendo l'agire l'identità scopre qualcosa di diverso dal destino scritto, perché si trova a riscriverlo assieme all'altro che riconosce e riformula. Anche il legame affettivo, politico e sociale si riformula disimpegnandosi dalla testardaggine ed impegnandosi a sboccarsi. Pegno impegno e disimpegno si rimescolano come le fasi del tempo da riscrivere in una gestione delle emozioni che, ci permetterà di salvare il mondo con l'impegno a non farci continuare in quello che ci aspettavamo e che stavamo facendo. Cambiamo il Covid nella riscoperta integrata delle piccole cose, della banalità del Bene.</p>
Report Apr 2020
Teatroterapia e teatro spontaneo
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<p style="text-align: justify;"><img style="float: left; margin: 0px 10px 5px 0px;" src="images/Report/2020-arteterapia_visiva_arte_che_cura_petrone.jpeg" alt="" />Da arteterapeuti in formazione a tecnici informatici con pessime doti professionali, è il tempo di un momento. Ma, in periodi di emergenza, ci s’improvvisa un po’ come si può. Ci ritroviamo così: tra volti sgranati e voci robotiche, tra sorrisi imbarazzati e momenti d’impasse da raggirare con l’improvvisazione di chi, fino a qualche giorno prima, al pc dava soltanto del lei.<br />Ma ci ritroviamo, e alla fine è l’unica cosa che conta. <br />Ci ritroviamo a chiederci come stiamo, in che modo stiamo affrontando le giornate dal punto di vista pratico, ma soprattutto emotivo. A domandarci con le mani che ne sarà della nostra formazione, con gli occhi quando tutto questo avrà fine, ma anche a stringerci in un abbraccio che per un attimo sembra capace di annullare qualunque distanza e di posare nei pensieri una lieve coltre di leggerezza.<br />Ma non finisce qui, no. Perché se da tecnici informatici il funzionamento non è stato dei migliori, perché non buttarci sull’idraulica. Sono tempi duri, si sa, e a fine mese in qualche modo tocca pure arrivarci.<br />Eccoci allora a trasformare le nostre emozioni, riferite prima al periodo virulento e poi alla vita ‘normale’, in vere e proprie fontane che sgorgano di rabbia per un’esistenza che si è fermata, che inondano di gioia per una strana serenità ritrovata, che invadono corpo e mente di tristezza per un senso d’impotenza verso un mondo che guardiamo sgretolarsi dalla solitudine delle nostre case. Ma la paura, quella no. Questi creativi idraulici pare non ne abbiano. Quasi che sopra il cavallo bianco, invece del principe azzurro con la spada, forse sarebbero state più adatte una chiave inglese e una salopette. O probabilmente bisognerà approfondirla meglio questa Signora Paura, parlarle un po’ di più, farci una passeggiata, ogni tanto magari stringerle anche una mano. Che chi non conosce la paura si prende tutta la vita in volto, ma sa farsi anche male.<br />Ci lasciamo così, con qualche esame di vita in più, e un po’ di solitudine in meno, e con l’impegno di rincontrarci, che sia s’uno smartphone o sopra un pc, dando sfogo alla nostra arte, per prendere contatto col nostro splendido mondo emotivo, e condividerlo con chi ci è accanto, e per poter guardare insieme anche un momento buio con gli occhi della bellezza.</p>
Report Mar 2020
Arteterapia Narrativa e visiva ai tempi del Coronavirus
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<p style="text-align: justify;"><img style="float: left; margin: 0px 10px 0px 0px;" src="images/Report/2020_02_arteterapia_Narrativa_Psicodramma.jpeg" alt="" />Durante un momento iniziale di presentazione in comune con gli altri corsi in cui, senza dubbio, la mia parola d’ordine è stata sicuramente: disorientamento. Trovarmi in una stanza con una trentina di sconosciuti, anche se per lo più dai volti sorridenti, mi ha fatto sentire “leggermente” impaurita. Ma già nel momento di immersione a occhi chiusi con la musica classica in sottofondo ho sentito la mente riprendere possesso del corpo e delle sue reazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito ci siamo divisi in due gruppi e, che dire, il clima da subito più intimo del nostro gruppo ha permesso alle sensazioni iniziali di sedimentarsi. Ho provato sin da subito, dopo aver osservato il numero di volti più circoscritto, una nuova libertà di potermi esprimere, a livello verbale ma anche fisico. Ci siamo trovati a lavorare come primo incontro sulla Psicologia della relazione d’aiuto con la dottoressa Caterina Ventura.</p>
<p style="text-align: justify;">Il gruppo ha trovato sin da subito una sua sinergia sia interna sia con Caterina, eccellente guida anche per chi si affacciava per la prima volta a questo mondo formativo, nello specifico, della RELAZIONE D’AIUTO.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalle attività di conoscenza inziale, passando per la simulazione di un breve colloquio, fino a un’attività molto stimolante con le meravigliose ed emozionali foto di Steve McCurry, sin dal primo corso si è potuta quindi respirare la grande valenza del lavoro su noi stessi per poi poter arrivare a lavorare con gli altri.<br />Nella giornata di domenica, invece, primo incontro per il gruppo con lo PSICODRAMMA sotto la guida del dott. Massimo Doriani e della dott.ssa Francesca Di Virgilio insieme agli allievi di altri indirizzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Esperienza fortissima, soprattutto per me che mi affacciavo per la primissima volta allo psicodramma, che ha scatenato un turbinio di emozioni incredibile. Bellissimo e fondamentale per me è stato poter attingere dai partecipanti, in maniera completamente diversa l’uno dall’altro, sguardi, sospiri, espressioni e parole che mi hanno permesso di elaborare l’esperienza e tornare a casa con una carica energetica incredibile.<br />Nei prossimi Laboratori ci avviceneremo all' Arteterapia Fotografica ed alla Musicoterapia e, sinceramente, non vedo l’ora!</p>
Report Mar 2020
Diario di Viaggio - Arteterapia Narrativa e Psicodramma
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<p style="text-align: justify;"><img style="float: left; margin: 0px 10px 5px 0px;" src="images/Report/2020_02_arteterapia_Musicoterapia.jpeg" alt="" />“L’ottava è la distanza tra il DO grave e il Do acuto”, parafrasando, è la distanza che c’è tra uno stato d’animo e l’altro, tra la tristezza e la gioia. “L’ottava è assai sgradevole, però, se studierò, l’ottava intonerò” è la filastrocca sonora con cui la nostra Docente <a class="profileLink" title="Francesca Curti Giardina TempodiMusica" href="https://www.facebook.com/francesca.c.giardina?__tn__=K-R&amp;eid=ARCuwydoKQipe4uFE70NGRQOlaca_IIbV8BFwQBTOp7pB7dEBh_rHgLxevv9oEYqrihTlj_JYIKBrXES&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARDrBLMEza9MumteghupJhuWsNzO8sPTno1bEJDKNFhrChn89CLcAnvkIAGnnVUXh0qX5NkybrmHnkGPs3T1TZ2nwfcETBlP-hVTF-rCsC6s5cYu9JNuujUW0ObeEam5yURvCFU7rWSxjTD1c26Pdzhg3x11ZMBXOs0UCN4rFS1JXSAZR0EEd3l8ZcD1gUdaDk-_FAxnKqw1AMzUEo2Kz7Hn7aYye4RUKZj-d2uWcmhsk8RYSkkSsCoxkfh1gAVOAXICjzwW_tMzWw67ViSuy7y8SDaW7Hzkj1ao4XtoX4zYQDp433e5geFlDWaYTfbPgnZW83VaZVjgvRhdCjhQ6TfTjvix" data-hovercard="/ajax/hovercard/user.php?id=1386717856&amp;extragetparams=%7B%22__tn__%22%3A%22%2CdK-R-R%22%2C%22eid%22%3A%22ARCuwydoKQipe4uFE70NGRQOlaca_IIbV8BFwQBTOp7pB7dEBh_rHgLxevv9oEYqrihTlj_JYIKBrXES%22%2C%22fref%22%3A%22mentions%22%7D" data-hovercard-prefer-more-content-show="1">Francesca Curti Giardina</a>, esperta ed eccellente musicoterapista e cantante, ha dato inizio al laboratorio di <a class="_58cn" href="https://www.facebook.com/hashtag/musicoterapia?source=feed_text&amp;epa=HASHTAG&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARDrBLMEza9MumteghupJhuWsNzO8sPTno1bEJDKNFhrChn89CLcAnvkIAGnnVUXh0qX5NkybrmHnkGPs3T1TZ2nwfcETBlP-hVTF-rCsC6s5cYu9JNuujUW0ObeEam5yURvCFU7rWSxjTD1c26Pdzhg3x11ZMBXOs0UCN4rFS1JXSAZR0EEd3l8ZcD1gUdaDk-_FAxnKqw1AMzUEo2Kz7Hn7aYye4RUKZj-d2uWcmhsk8RYSkkSsCoxkfh1gAVOAXICjzwW_tMzWw67ViSuy7y8SDaW7Hzkj1ao4XtoX4zYQDp433e5geFlDWaYTfbPgnZW83VaZVjgvRhdCjhQ6TfTjvix&amp;__tn__=%2ANK-R" data-ft="{&quot;type&quot;:104,&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz" aria-label="hashtag">#</span><span class="_58cm">Musicoterapia</span></span></a> nell’ambito del percorso formativo di <a class="_58cn" href="https://www.facebook.com/hashtag/arteterapia?source=feed_text&amp;epa=HASHTAG&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARDrBLMEza9MumteghupJhuWsNzO8sPTno1bEJDKNFhrChn89CLcAnvkIAGnnVUXh0qX5NkybrmHnkGPs3T1TZ2nwfcETBlP-hVTF-rCsC6s5cYu9JNuujUW0ObeEam5yURvCFU7rWSxjTD1c26Pdzhg3x11ZMBXOs0UCN4rFS1JXSAZR0EEd3l8ZcD1gUdaDk-_FAxnKqw1AMzUEo2Kz7Hn7aYye4RUKZj-d2uWcmhsk8RYSkkSsCoxkfh1gAVOAXICjzwW_tMzWw67ViSuy7y8SDaW7Hzkj1ao4XtoX4zYQDp433e5geFlDWaYTfbPgnZW83VaZVjgvRhdCjhQ6TfTjvix&amp;__tn__=%2ANK-R" data-ft="{&quot;type&quot;:104,&quot;tn&quot;:&quot;*N&quot;}"><span class="_5afx"><span class="_58cl _5afz" aria-label="hashtag">#</span><span class="_58cm">Arteterapia</span></span></a> <a class="profileLink" href="https://www.facebook.com/artechecura/?__tn__=K-R&amp;eid=ARCme0VdhX_zUPvZ2qL2cjW-ERbfOeDly-gKLwQU_xuzu1yZ5hNg0_wscpiJrpldjQFCLP2UxgGhPxyi&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARDrBLMEza9MumteghupJhuWsNzO8sPTno1bEJDKNFhrChn89CLcAnvkIAGnnVUXh0qX5NkybrmHnkGPs3T1TZ2nwfcETBlP-hVTF-rCsC6s5cYu9JNuujUW0ObeEam5yURvCFU7rWSxjTD1c26Pdzhg3x11ZMBXOs0UCN4rFS1JXSAZR0EEd3l8ZcD1gUdaDk-_FAxnKqw1AMzUEo2Kz7Hn7aYye4RUKZj-d2uWcmhsk8RYSkkSsCoxkfh1gAVOAXICjzwW_tMzWw67ViSuy7y8SDaW7Hzkj1ao4XtoX4zYQDp433e5geFlDWaYTfbPgnZW83VaZVjgvRhdCjhQ6TfTjvix" data-hovercard="/ajax/hovercard/page.php?id=1665980596760317&amp;extragetparams=%7B%22__tn__%22%3A%22%2CdK-R-R%22%2C%22eid%22%3A%22ARCme0VdhX_zUPvZ2qL2cjW-ERbfOeDly-gKLwQU_xuzu1yZ5hNg0_wscpiJrpldjQFCLP2UxgGhPxyi%22%2C%22fref%22%3A%22mentions%22%7D" data-hovercard-prefer-more-content-show="1">Arte che cura</a>, lo scorso sabato 22 febbraio.</p>
<p style="text-align: justify;">La musicoterapia ha a che fare con l’uomo, col suo sentire e farsi sentire, con l’ascolto di sé, delle proprie vibrazioni ed emozioni e con l’ascolto dell’altro. Si parte dalla voce, strumento principe dell’ ”umanofono”, e la voce esprime il sentire di ognuno. Il semplice, quotidiano “Buongiorno”, può essere assertivo, tranquillo, allegro o rabbioso. Ma può anche oscillare dalla calma alla rabbia, alla gioia, alla tristezza. E tutte queste emozioni possono essere protagoniste di una favola personale, che consegnata ad un gruppo, diviene altro da sé ed emozione del gruppo che la mette in scena con il corpo, con suoni del corpo e di oggetti improbabili che emettono suoni: un libro, una sciarpa, un portaocchiali, una collana, una bottiglia d’acqua… Ed è terapia. Chi si sentiva sul RE (indecisione) coglie in sé il MI (l’allegria) chi non usciva dal FA (silenzio) si sente un SOL (il sole, potente allegro, caldo).<br /> La prima parte della giornata, è trascorsa così alternando voci, emozioni, cantando sé stessi e l’altro. Francesca Curti Giardina ha fornito il gruppo (oltre venti persone) di “strumenti” nuovi eppure così propri per attraversare il mare di emozioni di ognuno, il mare ed i suoi suoni ed i suoi colori. Sì, perché ogni nota è un’emozione, ed è un colore, metterli insieme può dar vita ad un arcobaleno ad una armonia oppure al nero alla confusione, l’uno o l’altro dipendono da quanto ognuno mette di sé in termini di autenticità e di ascolto.<br /> Nel pomeriggio il laboratorio è proseguito con un lavoro in gruppi ed una simulazione.<img style="margin: 0px 0px 5px 10px; float: right;" src="images/Report/2020_02_arteterapia_Musicoterapia_2.jpeg" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;">Una splendida giornata di sole ha ispirato l’idea della primavera ormai alle porte, quattro studenti sono stati invitati ad individuare quattro parole che fanno primavera: sole, venticello, fiori, passeri. Sono nati così i gruppi che hanno messo in scena (corpo e suoni inediti) le quattro parole. Efficaci, rabbiose, commoventi. E si è appreso che non basta stare sul compito, sulla performance, che è bello e leggibile ciò che è autentico; commuove, rallegra e fa entrare in relazione ciò che realmente rappresenta ciascuno e il gruppo nel sentire. Un nido di passeri che si abbracciano, si nutrono, si sostengono per spiccare il volo, o la danza di un sole nascente che diventa pieno e dà calore, fatti di suoni e movimenti danno senso e significato a tristezza, gioia, imbarazzo, disagio, bisogni svelati senza la parola.</p>
<p style="text-align: justify;">La simulata proposta ha concluso la giornata. Un momento divertente e difficile al contempo: sperimentarsi nella difficoltà di interagire, coordinarsi, ascoltare, farsi carico del proprio team e del gruppo affidato può scatenare conflitti, rabbia, frustrazione. Il gruppo “bambini” si è divertito molto ad imbarazzare il “team esperti”, eppure alla apparente allegria è corrisposta una certa frustrazione nel non sentirsi accolti, incontrati, e alla frustrazione della mancata azione didattica è corrisposta, per qualche “esperto”, la gioia del sentirsi vicino a quei piccoli allievi così concentrati sui propri bisogni. La musica ha un forte potere terapeutico, non solo la musica suonata con gli strumenti, ma ogni vibrazione che si esprime in un incontro, nell’espressione di un bisogno, nella memoria, nello stare con sé e con l’altro cercando l’armonia. <br /> Le otto ore di laboratorio di #musicoterapia sono fluite in armonia con il DO (decisione) di Francesca e il suo MI (dolcezza), tra momemnti di necessario e creativo FA (silenzio), attimi di resistenza e di RE (indecisione) dei partecipanti e con il calore del SOL, della giornata, della Docente e del gruppo, sono diventati un LA (gioia) espressa da tutti con un grande SI (affermazione). <br /> Con grande attenzione e rispetto a chi, cominciando questa avventura, ha salutato il gruppi con un RE o con un FA!</p>
<p><img src="images/Report/2020_02_arteterapia_Musicoterapia_3.jpeg" alt="" width="1355" height="376" /></p>
Report Feb 2020
Laboratorio di Musicoterapia
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<h1><img style="margin: 0px 5px 5px 0px; float: left;" src="images/Report/2020_02_arteterapia_narrativa_1.jpeg" alt="" /></h1>
<p style="text-align: justify;">Sai, a volte non serve molto.</p>
<p style="text-align: justify;">Basta solo un luogo che fino a ieri nemmeno conoscevi, nel centro della tua città, o di una città che non ti appartiene, ma che poi ti porti dentro. Un luogo colmo di bellezza, d’architettura, libri e sculture antiche, di storia, e soprattutto di storie. Di persone che hanno calpestato gli stessi marmi, e hanno scritto e raccontato la propria vita. Un luogo che sa di nascita, di morte, di resurrezione. Di bambini nati, cresciuti soli, donati, di bambini lasciati e portati in salvo tra mani sicure. Un luogo che sa di cura.</p>
<p style="text-align: justify;">Basta una canzone vicina che ti trasporti lontano e che ti smuova dentro. Che con occhi chiusi ti faccia attraversare il mare dei ricordi, le profondità delle acque, le onde de<img style="float: right; margin: 5px 0px 0px 5px;" src="images/Report/2020_02_arteterapia_narrativa_2.jpeg" alt="" />l momento. Che ti lasci aprire lo sguardo e il cuore verso il proprio mondo interno e ti mostri nuovi orizzonti. Fino a ritrovarti nella quiete del silenzio, sulla riva, in mezzo a volti, che come il tuo, portano sulle gote il desiderio e la paura di una nuova avventura.</p>
<p style="text-align: justify;">Bastano delle immagini di luoghi e persone lontane, sparse così, s'un pavimento, che quasi sembrano fotografare la tua storia. Donne forti, gitani liberi, mani segnate che si stringono, un vecchio lavoro che fa da ancora al dolore e al presente. E ancora gabbiani che volano verso posti lontani, bambini che vogliono indicare la direzione, altri invece in quell'equilibrio precario che profuma di cambiamento.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi bastano poche persone, gentili e che ispirano tenerezza. Persone che con sguardo delicato e parole leggere, entrano in punta di piedi nella tua storia, nelle stanze della tua vita, domandando, con quella bella curiosità spoglia di giudizio, quali le tue salite, le tue curve, i tuoi rettilinei, quali le strade che ti hanno portato fino a quest’adesso, ch'è meta ma anche un punto di partenza, dandoti la mano mentre guidi, e braccia forti per reggere gli urti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, a volte non serve molto. A volte basta poco, ma quel poco che non avevi mai avuto, per prendersi cura dell'immensità che ti porti dentro.</p>
Report Feb 2020
Arteterapia Narrativa - Laboratorio Psicologia Relazione d'Aiuto
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<p style="text-align: justify;"><img style="float: left; margin: 0px 5px 5px 0px;" src="images/Report/2020_02_arteterapia_Master_1.jpeg" alt="" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nella splendida ed inquietante sala delle colonne dell'ospedale dell'Annunziata si è svolto il primo incontro sulla relazione d'aiuto del 2020. In questo luogo dove allo stereotipo, anche un po' stucchevole, della maternità sempre e necessariamente buona ed accogliente si contrappone la tangibile realtà della maternità negata abbiamo iniziato il lavoro ascoltando la quinta sinfonia di Beethoven che esprime una visione antagonistica della vita con gli opposti perennemente in lotta tra loro e in continuo mutamento. Abbiamo quindi rilevato che anche se la vita è fatta di polarità contrapposte, se le tieni armonicamente insieme può nascere una sinfonia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro è proseguito in maniera esperienziale dividendoci in coppie per sperimentare, nel duplice ruolo di counselor e cliente, lo sviluppo della relazione d'aiuto. All'esito, trattandosi di un gruppo di livello avanzato, ognuno è stato invitato ad esporre il proprio vissuto e come cliente e come counselor.</p>
<p style="text-align: justify;">Si è parlato di ascolto di sé e dell'altro; di imbroglio nel mostrare una disponibilità apparente, ma di fatto priva di energia; di difficoltà a prendersi il proprio spazio e di tendenza straripare come un fiume in piena, quindi capacità di lottare per la parità nella relazione e capacità di auto contenimento; di assumersi la responsabilità di una maggiore presenza rischiando anche l'aggressività dell'altro; di misurare l'intensità del proprio intervento con la capacità dell'altro di sostenerlo e trovare il modo giusto di dire le cose caso per caso; delle modalità per rendere più chiaro il proprio intervento attraverso domande, pause, cambiamenti di ritmo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ognuno è stato sollecitato a cercare di mettere l'altro in condizioni di fare un passaggio, di comprendere cosa deve migliorare o cambiare nel suo modo di approcciarsi al cliente, affrontando il turbamento che genera il dire cose che potrebbero anche essere spiacevoli per l'altro ma comunque prive di giudizio e utili per fargli fare un passo avanti.<br />A conclusione del lavoro abbiamo riflettuto sulla considerazione che ogni cambiamento spontaneo nasce da una sofferenza per cui quando ci si trova di fronte ad una modalità ormai acquisita e consolidata tanto da non soffrirne più per fare il cambiamento è necessario uno sforzo di volontà ed un serio impegno.</p>
Report Feb 2020
Master Arteterapia - Laboratorio Psicologia Relazione d'Aiuto
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