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Teatroterapia e teatro spontaneo

La videolezione con Andrea Montuori è stata significativa per l'apertura di sguardo con la quale ci ha guidato e suggestionato. Partendo dalla triade Spontaneità Creatività e Trasgressione, che caratterizza il suo lavoro di improvvisazione si è soffermato sulla forza della spontaneità come elemento che permette di mettere in scena situazioni attuali o pregresse giocando con il tempo. La possibilità di riaprire il Cronos, come l'inesorabile e irrevocabile scoccare del tempo delle lancette per convertirlo in Cairos, tempo esistenziale, permette di ritornare sulla scena, di riconoscere il proprio vissuto nella circolarità dei vissuti altrui, cioè in una relazione circolare con l'ambiente, nella possibilità di cambiare senso, direzione. Rifare, muovere, mettere in circolo una scena, farla rivivere, significa rivisitare quella dimensione non chiusa o chiusa male, sperimentando, attraverso il teatro spontaneo, la possibilità di darsi una seconda opportunità di viverla. Il cambio di senso tra il prima e il poi, tra il sé e l'altro può essere preparato con un movimento corporeo del gruppo, come un ballo circolare, di quelli dove la direzione è data ed anche contrariata, come quelli dei dervisci o come nel Sirtaki. Questo movimento di gruppo opera una purificazione dalla percezione egotica per aprire, appunto alla circolarità della percezione.
Spontaneo significa libero, eppure arginato da sponde. La sponda integra gli opposti, unisce i contrari nel movimento del fiume ,che ricorda il fluire della vita, la relazione tra gli opposti transitando emerge. Il fiume può essere pieno d'acqua o secco e gli argini che lo contengono rappresentano i limiti che il fiume segue per non straripare: la spontaneità fa sì che ognuno resti attento e collegato all'altro, ben altro è lo spontaneismo che agendo in modo scollegato distrugge l'incontro. Il gesto spontaneo ricorda il gesto spontaneo del bimbo di Winnicott; l'ambiente crea l'adattamento, esso può rendere sterili, ma al suo opposto lo spontaneismo crea degli “inadattati”. L'uomo è spontaneo per definizione e se questa dote viene guidata, direzionata, essa può dare origine ad una creatività di alto livello. Detto in altre parole: disadattarsi senza residui sgradevoli significa elevare la creatività.
Tutta questa visione si è poi tradotta in una serie di racconti di come ciò è successo nel concreto del teatro spontaneo che allegerisce e scioglie situazioni critiche : laboratori con personalità fragili che destavano apprensione, molto ben riusciti; lavoro sulla memoria con i malati di Alzeihmer, lavori densi di sincronicità e rivelazioni, che appunto donano la seconda opportunità di concludere ciò che non si era riuscito a concludere nella prima: a chi è riuscito a parlare con il suo ex psicologo andato in pensione, a chi ha fatto dialogare la figlia nascitura con la madre finita in manicomio dopo il parto, chi ha parlato col padre che lo aveva lasciato bimbo e ritrovato donna....Si è usata la festa di Halloween per mettere in scena altre sponde opposte: una bimba fantasma che appare e spaventa e che finalmente riesce ad ottenere un bicchiere d'acqua; metafora del rientro nel bisogno per liberarsi dal passato che incatena, riappropriazione del proprio mondo, per concludere la Gestalt e riuscire ad emergere dalla sponda dei due mondi. Ricostruendo l'agire l'identità scopre qualcosa di diverso dal destino scritto, perché si trova a riscriverlo assieme all'altro che riconosce e riformula. Anche il legame affettivo, politico e sociale si riformula disimpegnandosi dalla testardaggine ed impegnandosi a sboccarsi. Pegno impegno e disimpegno si rimescolano come le fasi del tempo da riscrivere in una gestione delle emozioni che, ci permetterà di salvare il mondo con l'impegno a non farci continuare in quello che ci aspettavamo e che stavamo facendo. Cambiamo il Covid nella riscoperta integrata delle piccole cose, della banalità del Bene.

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