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Elena La Puca

Psicologa, danzatrice, arte e danzamovimentoterapeuta ad indirizzo psicofisiologico integrato

Il mio incontro con la danza è senz’altro più antico di quello con la psicologia!
Le prime scarpette le ho indossate a tre anni; l’inconscio e i suoi canti sono arrivati dopo.
La danza l’ho incontrata, all’inizio, nella sua versione più classica con insegnanti rigorose, scarpette profumate di gesso, body essenziali, sale tutto specchi e parquet e tutù di tulle nei giorni di festa: i saggi
Ad un certo punto però ho sentito che quel rigore aveva per me bisogno di qualcosa che ogni tanto rompesse le righe…spingendomi ad esplorare la danza moderna e quella contemporanea.
Sono arrivati gli anni del liceo, scopro la psicologia e comincio a fantasticarmi psicoanalista dietro una grande scrivania in ascolto dei miei pazienti… e sarà quella stessa fantasia, qualche anno più in là, a spingermi a partire per frequentare la facoltà di Psicologia de La Sapienza di Roma.
Gli anni dell’università raccontano un capitolo importante: l’autonomia, la città eterna, il golfo di Napoli che da figura diventa sfondo, la facoltà con le sue aule affollate di concetti e di persone, la convivenza nelle case degli studenti. Amici, amori ed esperienze senza precedenti si mescolano a quel qualcosa di me che, mentre abbandonavo come la pupa delle cicale, si trasformava e mi trasformava.
Mi piaceva la facoltà con le sue materie ma la fantasia originaria che aveva guidato quella scelta sbiadiva a e lasciava spazio alla curiosità per vicoli teorici ed esperienziali piuttosto affascinanti in cui m’imbattevo tra un esame ed un altro.
E’ stato così che ho incontrato i seminari originali e superaffollati del Prof. Ruggieri, il teatro di ricerca con un lungo ed indimenticabile percorso capitanato da Michele Cavallo, le Artiterapie, il teatro danza e la rivelazione della danza buto di cui mi sono innamorata e che mi ha portata fino in Giappone, per approfondirne origine artistica e risvolti terapeutici.
La risonanza eccessivamente astratta di alcuni aspetti della psicologia e della psicoanalisi mi allontanava mentre la qualità tattile e sinestetica del vissuto corporeo accendeva la mia curiosità spingendomi a chiedere all’allora cattedra di Psicofisiologia Clinica del Prof. Ruggieri una tesi sperimentale su “Le modalità di rappresentazione dello spazio interno nella danza”, lavoro ulteriormente sviluppato focalizzando la mia attenzione sull’ uso di quelle che vengono definite metafore corporee e su come queste, attentamente scelte, possono rappresentare una funzionalità terapeutica importante con i pazienti.
Il master in Artiterapia ed il viaggio di approfondimento in Giappone hanno messo le basi per quella che sarebbe diventata la mia personalità professionale.
L’amalgama di tutto questo, insieme al tempo e alla mia passione per la ricerca e la sperimentazione, sia nella professione che nell’ambito artistico, rappresenta la tessitura dell ’abito professionale (e non solo) che indosso e spendo.
E così, come a chiudere il cerchio, torno alla mia bella Napoli per diventare docente di Danzaterapia , invitata da Massimo Doriani, con grande onore , a far parte dell’equipe della scuola di Artiterapie .
Ad oggi mi piace definirmi arteterapeuta (nel senso più integrato del termine) e psicologa sartoriale raccogliendo, fino ad oggi, gli ambiti di studio e di intervento del mio lavoro essenzialmente attorno a:
La cura e la prevenzione nell’ambito del femminile attraverso Corpo di donna, progetto integrato di Artiterapie arrivato alla sua quinta edizione
L’ accompagnamento e il sostegno alla neogenitorialità con Riflessioni semiserie sulla genitorialità contemporanea: la doppia maternità mi ha inevitabilmente portata ad appofondirne i temi caldi mettendo a disposizione la mia esperienza personale e professionale con incontri specifici di gruppo e progetti finanziati da enti pubblici e privati.
L’approfondimento dello studio e della pratica psicofisiologica all’interno del comitato scientifico dell’ Aepcis e del Master di specializzazione in Artiterapia con docenze di Anatomia Esperienziale e Artiterapie.
La pratica clinica in cui tutto questo viene usato come con una tavolozza di colori.
La libera ricerca a ponte tra l’arte e la terapia attraverso l’approfondimento del concetto e della pratica delI’improvvisazione nell’interazione tra teatrodanza e musica dal vivo.

In breve:

Ha studiato danza classica, moderna e contemporanea, teatro danza e danza butoh.
Ha utilizzato una borsa di studio di 5 mesi per per andare in Giappone ad approfondire la danza butoh, sia dal punto di vista dell’arte performativa che come forma di danzaterapia.
Durante quei mesi studia con diversi danzatori “fondatori” di quello stile.
Dopo la laurea si è formata presso il Master Triennale in ArtiTerapie e Formazione Psicopedagogica attraverso l'Arte con Orientamento Psicofisiologico Integrato di Vezio Ruggieri
Lavora presso Forma-Mentis: Centro di Psicologia, ArtiTerapie, Counseling e Mediazione Familiare presso cui da allora svolge la sua attività clinica.
Da oramai vent’anni è impegnata in un lavoro di ricerca intorno alle possibilità artistiche e terapeutiche del gesto, del movimento e della danza e in generale del lavoro sul corpo attraverso l’uso delle metafore corporee e dell’anatomia esperienziale.
Attualmente è impegnata ad approfondire le potenzialità del lavoro con e sull’improvvisazione nell’incontro tra musica dal vivo, danza e voce.

Si occupa inoltre di psicologia perinatale, preparazione al parto, accompagnamento alla maternità e alla neogenitorialità