Festival dell'Arte che Cura

 

 

Seizeronove – Galeoni e Galeotti

A cura di Adolfo Ferraro

Homoscrivens Editore- Napoli

 

Seizeronove  nasce da “Lupus in fabula” , che è il titolo di un laboratorio tenuto dal mese di ottobre 2018 al giugno 2019 presso la casa circondariale di Napoli Secondigliano da un gruppo di operatori volontari (otto donne di varia età e uno psichiatra). Il laboratorio è stato programmato e organizzato dalla SIFPP (Società Italiana Formazione Psichiatria Penitenziaria e Forense) e con le autorizzazioni della Direzione del carcere, del Provveditorato Regionale Campania Amministrazione Penitenziaria e del Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli.

Hanno partecipato al laboratorio venti detenuti responsabili di reati sessuali ristretti nella Casa Circondariale di Napoli Secondigliano, e il laboratorio si è sviluppato in tre fasi.

La prima è stata la lettura collettiva di un testo letterario e, nello specifico, si è utilizzato Il visconte dimezzato di Italo Calvino, per la immediata individuazione della metafora tra il bene e il male, e per lo stimolo alla necessità di ricomporre le parti di sé.

Nella seconda fase si è lavorato sul testo e sui suoi personaggi, sviluppando una storia autonoma dal testo di riferimento ma significativa per il lavoro del gruppo dei detenuti che, utilizzando i meccanismi della creatività e della riflessione e dello psicodramma e della scrittura, hanno costruito ex novo una storia inevitabilmente rappresentativa anche delle proprie condizioni, nell’idea di acquisire una consapevolezza che non nega e non giustifica, ma aiuta a comprendere.

Nella terza fase, da questa elaborazione e dalla storia costruita dagli stessi partecipanti al gruppo, è stato tratto un testo letterario con il contributo di ognuno dei partecipanti, rappresentativo di un lavoro comune e individuale nello stesso tempo.

Il fine del laboratorio, che si ritiene avere raggiunto, è stato quello della acquisizione da parte dei detenuti partecipanti di una consapevolezza in relazione al proprio reato e di una riflessione sulla negazione (che nei soggetti responsabili di reati sessuali è condizione pressoché comune), utilizzando il linguaggio della letteratura, con le suggestioni connesse, e della scrittura come meccanismo riabilitativo e di cura.

L’utilizzo della scrittura (che volutamente non è stato preso in considerazione nel suo aspetto grafologico), e quindi del racconto e del raccontarsi scrivendo e descrivendo, ha evidenziato vari stadi e passaggi: dall’iniziale diffidenza nei confronti di un gruppo di donne di diverse età condotto da uno psichiatra, all’idea di intrattenersi amabilmente e amenamente, all’appassionarsi poi al racconto di Calvino, fino all’individuare un modo diverso di intendere la divisione del Visconte, nel loro racconto sezionato non più in verticale, ma in orizzontale all’altezza dell’ombelico, come a dividere il cervello e il cuore dall’istinto. Fino a sentire il loro personale taglio orizzontale, e tentare di comporlo, prima negando con forza, poi ammettendo timidamente, e infine riconoscendo e acquistando coscienza dei propri comportamenti.

Nelle evoluzioni temporali del laboratorio e dagli scritti prodotti dai detenuti si evidenziano i vari passaggi, e le sempre più costanti consapevolezze.

Il tutto, nel racconto dei partecipanti, avviene su una nave, anzi su un galeone, uno di quelli fatti in carcere con gli stuzzicadenti e il cartone – attività di passatempo molto frequente tra i detenuti – che viene chiamato “Seizeronove” come l’articolo del codice penale che li tiene in carcere.

Ed è sul galeone che la ciurma, ispirandosi al racconto di Calvino, sta trasportando la propria parte di sopra a ricongiungersi alla parte di sotto, fino ad accorgersi che la parte di sotto si è clandestinamente imbarcata sul galeone, e quindi bisogna farci i conti.

Gli scritti e le personali biografie diventano storia e riflessione, consapevolezze e ammissioni.

Il testo complessivo che si è elaborato è il frutto del laboratorio e delle risonanze trascritte attraverso la produzione dei detenuti, e senza intervenire sulla sintassi o sull’ortografia, riportando fedelmente quello che è stato scritto o elaborato dai vari partecipanti che, nel testo, viene riportato in corsivo.

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